giovedì 16 luglio 2026

IA e Nuove Forme di Criminalità: L’impatto dell’AI Act europeo sul processo penale italiano di Antonio Russo e Stefano Donno

 L’avvento dell’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto una rivoluzione tecnologica, ma un vero e proprio cambio di paradigma criminologico e giuridico. Se da un lato l'IA offre strumenti inediti per la prevenzione e il contrasto del crimine, dall'altro ridefinisce la fenomenologia stessa del reato, introducendo minacce asimmetriche che sfidano le tradizionali categorie del diritto penale e della procedura penale.

In questo scenario di transizione, il Regolamento UE 2024/1689 (noto come AI Act) si pone come la prima vera architettura normativa globale volta a disciplinare lo sviluppo e l'uso dell'intelligenza artificiale. Ma qual è l’impatto concreto di questa normativa sovranazionale sul nostro processo penale? Come si conciliano le esigenze di efficienza investigativa con le garanzie costituzionali del giusto processo?

1. La tassonomia del rischio nell'azione di contrasto (Law Enforcement)

L'AI Act adotta un approccio basato sul rischio (risk-based approach), classificando i sistemi di intelligenza artificiale in quattro categorie: rischio inaccettabile, alto, limitato e minimo. Per la criminologia applicata e la magistratura, l'attenzione si concentra inevitabilmente sui sistemi classificati ad alto rischio, dove rientrano quasi tutte le applicazioni destinate alle forze di polizia e all'amministrazione della giustizia.

In particolare, l'uso dell'IA nel settore del law enforcement tocca nodi nevralgici:

  • La valutazione del rischio di recidiva: Algoritmi utilizzati per stimare la pericolosità sociale di un individuo o la probabilità che compia nuovi reati.

  • La polizia predittiva (predictive policing): Sistemi atti a mappare aree geografiche o a profilare comportamenti per prevenire la commissione di illeciti.

  • L'identificazione biometrica in tempo reale: Strumenti di riconoscimento facciale in spazi pubblici, il cui utilizzo è tendenzialmente vietato dall'AI Act, salvo tassative eccezioni legate alla sicurezza nazionale o alla prevenzione di specifiche minacce terroristiche e reati gravi.

Il legislatore europeo ha compreso che l'uso incontrollato di queste tecnologie rischia di tradursi in una strisciante violazione dei diritti fondamentali. La profilazione algoritmica, se non sottoposta a rigidi controlli di trasparenza, rischia di replicare e amplificare i pregiudizi (bias) storici dei dati di addestramento, criminalizzando preventivamente specifiche categorie sociali o aree urbane.

2. Il "Giusto Processo" alla prova dell'algoritmo: l'impatto sul dibattimento

L’innesto di evidenze generate o analizzate da sistemi di IA nel processo penale italiano solleva questioni costituzionali di prima grandezza, con particolare riferimento all’articolo 111 della Costituzione (Giusto Processo) e all’articolo 6 della CEDU (Diritto a un equo processo).

La trasparenza e la "scatola nera" (Black Box)

La struttura interna di molti modelli di IA (specialmente quelli basati su deep learning) è caratterizzata da opacità. Se la difesa non può comprendere la catena logica e matematica attraverso cui un algoritmo è giunto a formulare un output (ad esempio, l'identificazione di un sospettato o la ricostruzione di una scena del crimine tramite computer vision), viene meno il principio del contraddittorio nella formazione della prova.

Sotto questo profilo, l'AI Act impone severi obblighi di tracciabilità, documentazione tecnica e trasparenza per i sistemi ad alto rischio. Nel processo penale italiano, ciò significa che l'acquisizione della "prova scientifico-tecnologica" dovrà essere sempre accompagnata dalla verificabilità del codice e dei dataset di addestramento, garantendo alla difesa il diritto alla disclosure tecnologica e all'effettuazione di controperizie.

Il principio del Human-in-the-loop e il libero convincimento del giudice

L’AI Act stabilisce che i sistemi ad alto rischio debbano essere progettati in modo tale da consentire una supervisione umana efficace (human-in-the-loop). Nel contesto giudiziario italiano, questo principio protegge una colonna portante del nostro ordinamento: il libero convincimento del giudice.

Il giudice non può, in nessun caso, abdicare al proprio ruolo valutativo delegandolo a una macchina. L'output algoritmico deve essere considerato alla stregua di un mero indizio o elemento di prova scientifica, soggetto al vaglio critico del magistrato, il quale ha l'obbligo di motivare il percorso logico-giuridico che lo ha condotto a sposare o rigettare la conclusione dell'IA. L'intelligenza artificiale assiste la decisione, non la sostituisce.

3. Le nuove forme di criminalità e la sfida probatoria

Accanto all’uso istituzionale dell'IA, assistiamo alla nascita di nuove fenomenologie delittuose. La manipolazione della realtà tramite deepfake per scopi estorsivi o di disinformazione geopolitica, le truffe finanziarie automatizzate tramite agenti autonomi, e gli attacchi informatici coordinati da modelli linguistici avanzati richiedono una risposta investigativa tempestiva.

L'AI Act funge qui da scudo preventivo, imponendo la marcatura (watermarking) dei contenuti generati da IA e obblighi di trasparenza per i fornitori. Nel processo penale, la tracciabilità della genesi del dato digitale diventerà il terreno di scontro principale. La criminologia forense dovrà dotarsi di protocolli standardizzati per accertare l'autenticità delle prove digitali, scongiurando il rischio che prove artificiali inquinino l'accertamento della verità storica.

Verso una criminologia algoritmica ed etica

L'introduzione del Regolamento UE 2024/1689 segna il confine tra un'epoca di sperimentazione deregulation e una nuova era di legalità tecnologica. Per il processo penale italiano, la sfida non sarà rifiutare l’intelligenza artificiale – che rappresenta un alleato formidabile contro la criminalità complessa – ma costituzionalizzarne l'uso.

Criminologi, giuristi e tecnologi sono chiamati a collaborare per edificare una prassi giudiziaria in cui l'efficienza predittiva e investigativa non sacrifichi mai la dignità umana e la presunzione di innocenza. L'algoritmo deve rimanere uno strumento al servizio della giustizia, e mai il suo invisibile legislatore.








Nessun commento:

Posta un commento

Maglie