mercoledì 15 luglio 2026

La Giustizia "Predittiva" tra Mito e Realtà: Algoritmi, Pregiudizi e il Futuro del Sistema Penale - Intervento di Antonio Russo e Stefano Donno

 L’ingresso dell'intelligenza artificiale (IA) nelle aule di tribunale e nei dipartimenti di polizia non è più uno scenario da cinema fantascientifico, ma una realtà consolidata. Dalla valutazione del rischio di recidiva alla pianificazione del pattugliamento urbano (predictive policing), i sistemi algoritmici vengono presentati come strumenti neutrali, capaci di eliminare l'errore umano e la parzialità cognitiva dal processo decisionale.

Tuttavia, da una prospettiva criminologica rigorosa, questa presunta neutralità scientifica nasconde insidie profonde. Il rischio reale non è solo l'errore tecnologico in sé, ma la sistematizzazione e l'amplificazione dei pregiudizi storici sotto la rassicurante etichetta dell'oggettività matematica.

Il paradosso del dato storico: l'effetto specchio

Gli algoritmi di apprendimento automatico (machine learning) non creano regole dal nulla: vengono addestrati su enormi database storici. Se questi dati riflettono disparità sociali, decisioni di polizia discriminatorie o asimmetrie sistemiche del passato, l'algoritmo non farà altro che codificare e perpetuare tali ingiustizie.

Il principio "Garbage In, Garbage Out" (GIGO): Se inseriamo nel sistema dati distorti da decenni di politiche di sicurezza sbilanciate o da pregiudizi socio-economici, l'output generato dall'intelligenza artificiale sarà inevitabilmente discriminatorio, ma rivestito di un’aura di infallibilità tecnica.

Questo fenomeno genera un pericoloso loop di feedback auto-avverante:

  1. La polizia pattuglia maggiormente i quartieri storicamente marginalizzati perché i dati mostrano un tasso di criminalità più alto.

  2. Di conseguenza, si registrano più arresti in quelle aree.

  3. I nuovi dati di arresto vengono inseriti nell'algoritmo.

  4. L'algoritmo suggerisce di pattugliare ancora di più quegli stessi quartieri, ignorando del tutto i reati "invisibili" (come quelli finanziari o dei colletti bianchi) commessi altrove.

Un confronto necessario: Bias Umano vs. Bias Algoritmico

Per comprendere la portata della sfida, è utile mappare le differenze strutturali tra le distorsioni del giudizio umano e quelle prodotte dai sistemi automatizzati:

DimensioneBias Umano (Giudice/Inquirente)Bias Algoritmico (Software di IA)
OriginePregiudizi cognitivi, stanchezza, fattori culturali individuali.Dati storici distorti, criteri di ottimizzazione errati.
ScalabilitàLimitata. L'errore del singolo giudice impatta solo su specifici casi.Massiva. Un singolo errore nel codice o nel dataset si applica a migliaia di casi.
RilevabilitàRelativamente alta attraverso l'appello, il dibattimento e il contraddittorio.Bassissima. I sistemi spesso operano come "scatole nere" (black box) proprietarie.
Percezione SocialeSoggetta a scetticismo e critica sociale.Accettata passivamente come verità scientifica ("sciovinismo computazionale").

La "Scatola Nera" e la crisi del Giusto Processo

Uno dei nodi più critici per la criminologia e la filosofia del diritto è la mancanza di trasparenza dei sistemi di valutazione del rischio (come il noto software statunitense COMPAS, utilizzato per stimare la probabilità di recidiva).

Molti di questi software sono protetti da segreto commerciale. Ciò significa che né gli avvocati della difesa, né i giudici, né gli stessi imputati possono esaminare il codice sorgente o comprendere quali pesi specifici l'algoritmo abbia attribuito a variabili sensibili (come lo stato sociale, il livello di istruzione dei genitori o la residenza) per giungere a un determinato punteggio di pericolosità.

Questo scenario mina alla base i pilastri del giusto processo:

  • Il diritto alla difesa: Come si può contestare un'accusa o una valutazione di pericolosità se non si conoscono i criteri logici con cui è stata formulata?

  • L'individualizzazione della pena: La criminologia moderna insegna che la pena deve essere calibrata sull'individuo e sul fatto concreto. L'algoritmo, al contrario, ragiona per correlazioni statistiche di gruppo, riducendo la persona a una mera percentuale di rischio.

Conclusioni: Verso una Criminologia Algoritmica di Frontiera

L'intelligenza artificiale non deve essere respinta a priori, ma governata con gli strumenti della criminologia critica e del diritto costituzionale. Non possiamo permettere che la tecnologia diventi un paravento dietro cui nascondere le responsabilità etiche e politiche delle decisioni penali.

Per evitare che la giustizia predittiva si trasformi in una nuova forma di discriminazione scientificamente legittimata, sono urgenti tre passaggi chiave:

  • Sottoporre gli algoritmi ad audit indipendenti: I software utilizzati nello spazio giudiziario devono essere open-source o comunque accessibili per verifiche di conformità etica e costituzionale.

  • Affermare il principio del "Human-in-the-loop": Nessuna decisione limitativa della libertà personale deve essere delegata esclusivamente a una macchina. L'IA deve rimanere un supporto consultivo, mai decisionale.

  • Aggiornare la formazione criminologica: È essenziale formare una nuova classe di giuristi e criminologi capaci di dialogare con i data scientist, decodificando la complessa interazione tra codice binario e devianza sociale.

Solo governando attivamente la transizione digitale potremo evitare che i tribunali del futuro si trasformino in freddi laboratori di calcolo statistico, dove l'uguaglianza formale di fronte alla legge viene sacrificata sull'altare dell'efficienza computazionale.





Nessuno è per sempre di Jane Harper (BOMPIANI)

 Tre case abbandonate. Una miniera che divora la campagna. Un ragazzo scomparso. Cinque anni dopo, nessuna verità. E una madre che la pretende.

«Mi piacciono i gialli australiani di Jane Harper.» - Stephen King


Carralon era aperta campagna, pascoli, fattorie, grandi spazi per una piccola comunità molto unita. Ora è campi incolti, recinzioni e il basso continuo dalla miniera Lentzer che offusca l'aria con la sua polvere e inquina il silenzio con un costante brusio. A Carralon, a casa, era tornato Sam cinque anni fa per festeggiare il compleanno con gli amici e avviare una ricerca sull'impatto della miniera sulla vita della gente. Di chi è rimasto: perché molti hanno venduto case e terra, attratti dai facili guadagni, e se ne sono andati; chi ha detto di no ha perso la sua occasione e ora è costretto a svendere alla Lentzer o a restare suo malgrado in un paese quasi ridotto a fantasma. La sera del suo compleanno Sam è scomparso, e la sua famiglia, attraversata dal dolore, si è sfaldata. Resta il rito di ritrovarsi una volta l'anno insieme nella vecchia casa a ricordarlo: il padre Griff, che per la miniera ora lavora, la madre Ro, che è andata a fare il medico in città, e Della, la sorella che a sua volta ha scelto una vita altrove. Ma quest'anno nella malinconia s'insinua il sospetto, e il desiderio di poter porre la parola fine al mistero induce Ro a riaprire una sua indagine fondata sulla nostalgia, sull'amore e sulla convinzione che qualche traccia di Sam debba essere rimasta. E ognuno dei vicini ha qualcosa da nascondere: chi vorrebbe liberarsi del passato, chi ancora crede nel sogno di una vita semplice, i giovanissimi annoiati, le donne rimaste sole a coltivare la fiducia nel futuro. In lontananza i profili di tre case diverse, già abbandonate da tempo, che con i loro occhi ciechi guardano la valle e custodiscono i loro segreti dietro le assi che sbarrano le porte. Ancora una volta Jane Harper intreccia le atmosfere tese del thriller con il suo fine scavo nella mente e nel cuore dei personaggi, portando alla luce le ragioni inconfessabili e irragionevoli che possono fare di un essere umano un assassino






martedì 14 luglio 2026

Algoritmi del Sospetto: L’Intelligenza Artificiale tra Analisi Predittiva e Profilazione Criminale di Antonio Russo e Stefano Donno

 Il panorama della criminologia accademica e delle scienze forensi sta attraversando una metamorfosi radicale. L’avvento dell’Intelligenza Artificiale (IA) non ha soltanto ridefinito i pattern delittuosi – dando vita a nuove e sofisticate forme di criminalità cibernetica – ma ha radicalmente trasformato gli strumenti a disposizione degli organi investigativi. Oggi, la distinzione tra la reazione al reato (law enforcement) e la sua anticipazione si fa sempre più sottile, sollevando interrogativi epistemologici ed etici che non possiamo più ignorare.

In questo contributo intendiamo analizzare come le tre principali declinazioni dell'IA applicata alle indagini – l'analisi predittiva, la profilazione e il riconoscimento facciale – stiano ridisegnando le coordinate della giustizia predittiva.

1. Polizia Predittiva: Oltre il Mito di "Minority Report"

La predictive policing (polizia predittiva) rappresenta il tentativo di applicare modelli matematici e probabilistici alla prevenzione dei reati. Attraverso algoritmi di apprendimento automatico (machine learning), i software analizzano moli imponenti di dati storici: serie temporali di reati passati, variabili meteorologiche, geolocalizzazione, calendari di eventi pubblici e dinamiche socio-economiche del territorio.

L'obiettivo non è prevedere chi commetterà un reato, bensì individuare i cosiddetti hotspots, ovvero le macro-aree urbane e le fasce orarie a più alto rischio di commissione per specifiche fattispecie di reato (come furti o rapine).

Il nodo criminologico: Dal punto di vista scientifico, il rischio latente è il cosiddetto feedback loop o "profezia che si autoavvera". Se l'algoritmo invia più pattuglie in un quartiere storicamente degradato, gli agenti rileveranno inevitabilmente più reati, i quali alimenteranno nuovamente il database dell'IA, cristallizzando e amplificando i bias (pregiudizi) storici di campionamento.

2. La Profilazione Algoritmica e la Valutazione del Rischio

Se la profilazione criminale classica (criminal profiling) si è sempre basata sull'intuito empirico e l'analisi psicologica dell'esperto sul campo, la profilazione guidata dall'IA si sposta su un piano puramente quantitativo.

Nello stadio processuale e penitenziario, gli algoritmi di risk assessment (valutazione del rischio) vengono impiegati per calcolare l'indice di recidiva di un soggetto. Il software analizza variabili quali l'età del primo arresto, la stabilità occupazionale, la storia familiare e le reti relazionali per restituire un punteggio numerico di pericolosità sociale.

Dal punto di vista criminologico, assistiamo a uno slittamento concettuale:

  • Criminologia Tradizionale: Valuta la colpevolezza e la pericolosità in base all'atto compiuto e alla personalità del reo.

  • Criminologia Attuariale: Tratta l'individuo come membro di una categoria di rischio, calcolando la probabilità statistica che egli si comporti in un determinato modo in futuro.

3. Riconoscimento Facciale e Biometria Investigativa

Il riconoscimento facciale rappresenta forse la tecnologia più pervasiva e discussa. Architetture di reti neurali profonde (deep learning) sono in grado di mappare i tratti somatici di un volto da immagini di videosorveglianza a bassa risoluzione, confrontandoli in frazioni di secondo con i database fotografici delle forze di polizia.

Se applicato alla ricerca di latitanti o alla prevenzione del terrorismo in contesti critici (stazioni, aeroporti), il potenziale investigativo è indiscutibile. Tuttavia, la letteratura scientifica internazionale evidenzia tassi di errore significativi – in particolare i "falsi positivi" – che tendono a colpire in modo sproporzionato le minoranze etniche e di genere, a causa di dataset di addestramento non rappresentativi.

Verso una Criminologia Clinico-Tecnologica

L'Intelligenza Artificiale non deve essere intesa come un "oracolo tecnologico" capace di sostituire il discernimento umano, bensì come un potente amplificatore cognitivo per l'investigatore.

La sfida della moderna criminologia, all'incrocio tra diritto, sociologia e data science, risiede nel governare questi strumenti. È fondamentale garantire il principio della trasparenza algoritmica (il superamento della cosiddetta black box, per cui non si comprendono i passaggi logici compiuti dalla macchina) e preservare sempre la centralità della valutazione umana. La macchina calcola correlazioni, ma è l'uomo che deve interpretarne il senso causale e, soprattutto, garantirne la giustizia.






I delitti dell'Acciuga Rossa. Un'indagine nella Spedia medievale di Antonella Biondi (Frilli)

 Golfo di Spedia, 1395. In questo inquieto scorcio di fine secolo, complotti genovesi e ambrosiani si intrecciano con quelli di Spedia, piccola Podesteria in ascesa costruita al centro di un ampio golfo. Frattanto, nel borgo turrito, un uomo scopre che qualcuno a lui vicino sta tramando un ignobile tradimento. Vengono commessi numerosi delitti efferati che hanno solamente una cosa in comune: l'assassino lascia sui cadaveri fiori e frutti. Nella locanda L'Acciuga Rossa vari personaggi cercano di venire a capo del sanguinoso mistero: Caracosa, la bella e misteriosa proprietaria; Tomaso, un forestiero che ha perso la memoria; il capitano francese Ghigo de Cossé, appena arrivato da Genova e spia del Doge Antoniotto Adorno. Amore, incomprensione, vigliaccheria, doppiezza e avidità segnano il ritmo di questo giallo storico, il primo di una serie




lunedì 13 luglio 2026

L’Algoritmo sul Banco degli Imputati: Gabriel Hallevy e il Dilemma della Responsabilità Penale dell’IA - Intervento di Antonio Russo e Stefano Donno

 L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa e dei sistemi decisionali autonomi ha infranto uno dei dogmi più solidi del diritto penale continentale: il principio societas delinquere non potest, storicamente esteso anche agli oggetti inanimati. Se un software non è più un mero strumento nelle mani dell’uomo, ma un agente capace di elaborare decisioni imprevedibili e autonome, chi paga per il danno?

Nel dibattito scientifico contemporaneo, la frontiera più provocatoria e discussa è senza dubbio quella tracciata dal giurista Gabriel Hallevy, sostenitore della teoria della "responsabilità diretta" dell’Intelligenza Artificiale.

La Teoria di Hallevy: L’IA come Soggetto Penale

Nel suo saggio fondamentale Liability for Crimes Involving Artificial Intelligence Systems, Hallevy propone un superamento radicale del modello antropocentrico. Quando un sistema di IA commette un fatto previsto dalla legge come reato, secondo lo studioso, non dobbiamo necessariamente cercare un "capro espiatorio" umano (il programmatore o l'utilizzatore) se questi hanno agito senza dolo o colpa.

Hallevy applica i criteri standard della responsabilità penale direttamente alla macchina:

  • Actus Reus (L'elemento oggettivo): È la condotta materiale che causa l'evento dannoso (es. un algoritmo di trading che manipola il mercato o un veicolo autonomo che devia traiettoria causando un sinistro). Se la macchina compie l'azione, l'elemento oggettivo è integrato.

  • Mens Rea (L'elemento soggettivo): Qui risiede la rivoluzione. Hallevy argomenta che la mens rea non richiede un'anima o una coscienza biologica, ma la capacità di elaborare informazioni, prevedere conseguenze e scegliere un corso d'azione. Se l'IA era programmata per conoscere le variabili e ha "deciso" di violare la norma per ottimizzare il suo obiettivo, l'elemento soggettivo (sotto forma di dolo o colpa algoritmica) è configurabile.

Per Hallevy, riconoscere la responsabilità diretta della macchina non è un esercizio di fantascienza, ma una necessità pragmatica per colmare un vuoto di tutela giuridica (liability gap), evitando che crimini complessi rimangano impuniti.

Le Obiezioni della Criminologia e del Diritto Penale

Nonostante il fascino teorico, la dottrina maggioritaria ha sollevato critiche severe, evidenziando i limiti strutturali di un simile approccio. Le obiezioni principali si muovono su tre assi:

1. L'assenza di Remora Morale e la Funzione della Pena

Il diritto penale moderno si fonda sulla colpevolezza e sulla funzione rieducativa della pena (art. 27 Cost.). Come si "rieduca" un algoritmo? Hallevy suggerisce sanzioni specifiche come la cancellazione del codice (la "pena di morte" del software) o la limitazione delle funzioni. Tuttavia, la criminologia evidenzia come queste non siano vere pene, bensì misure di sicurezza o interventi di manutenzione tecnica. La sanzione penale esige un soggetto capace di percepire il biasimo sociale; applicarla a un cumulo di stringhe di codice svuota la sanzione della sua essenza etica e retributiva.

2. Il Rischio di Scudo per gli Umani (Scapegoating)

La critica più stringente sotto il profilo criminologico riguarda il rischio di deresponsabilizzazione. Dichiarare l'IA "responsabile" rischia di diventare uno scudo giuridico per i veri beneficiari del crimine. Grandi corporation, programmatori negligenti o utenti maliziosi potrebbero nascondersi dietro l'autonomia della macchina, liquidando il reato come un "errore imprevedibile dell'algoritmo". L'IA diventerebbe il perfetto capro espiatorio tecnologico.

3. La Natura Strumentale dell'IA

Finché un sistema di IA non possiede un'autentica autocoscienza (la cosiddetta IA Forte o AGI), ogni sua decisione è il risultato combinato di:

  1. Architettura algoritmica (scritta da umani).

  2. Dataset di addestramento (selezionati da umani).

  3. Obiettivi di performance (imposti da umani).

Pertanto, la dottrina preferisce guardare a modelli alternativi, come la responsabilità per omissione del custode (omesso controllo o culpa in vigilando) o la responsabilità da prodotto difettoso, mantenendo il fulcro della colpa saldamente in mano all'uomo.

Il Punto di Svolta Criminologico

Il vero pericolo delle nuove forme di criminalità algoritmica non è la nascita di una "macchina malvagia", ma l'emergere di una colpa da organizzazione. Il reato non nasce da un singolo individuo, ma dall'interazione opaca (la cosiddetta Black Box) tra l'uomo, i dati e l'automazione.

La teoria di Gabriel Hallevy ha il merito di aver scosso i giuristi dal loro torpore dogmatico, costringendoci a ridefinire i confini dell'azione e della colpa. Tuttavia, la strada della responsabilità diretta dell'IA appare oggi non solo precocemente fantascientifica, ma criminologicamente rischiosa.

La sfida per il legislatore e per chi studia i fenomeni criminali non è punire l'algoritmo, ma tracciare una linea netta che colleghi l'output della macchina alla responsabilità della catena umana che la governa. Solo così eviteremo che l'innovazione tecnologica si trasformi nella più grande zona d'ombra della giustizia penale





Fox di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo)

 Joyce Carol Oates scava una volta di più nel cuore nero dell’America dando vita a un romanzo potente e inquietante, capace di raccontare il male più profondo, esplorando i confini ambigui tra vittima e predatore, colpa e complicità, vendetta e giustizia grazie a un protagonista tanto terribile quanto affascinante e, soprattutto, indimenticabile.

«Francis Fox è una versione maligna del John Keating in L'attimo fuggente. Stesso carisma, ma votato alla manipolazione, alla violenza.» - Cristina Taglietti, La Lettura

«Assolutamente ipnotico». - The Guardian

«Impressionante e davvero inquietante.» - New York Times Book Review

«Agghiacciante: Oates al massimo della sua forza e della sua maestria.» - Seattle Times


Chi è davvero Francis Harlan Fox? Quando arriva alla Langhorne Academy, prestigiosa scuola privata immersa in un paesaggio idilliaco, Francis Fox conquista tutti: studenti, genitori, colleghi. Professore di inglese brillante, attento, sensibile e carismatico, sembra incarnare l’idea stessa dell’insegnante ideale. Eppure, dietro il fascino e l’intelligenza affilata, qualcosa resta inafferrabile: il suo passato è nebuloso, la sua storia personale piena di zone d’ombra. La sua scomparsa, il ritrovamento della sua auto semi-affondata in uno stagno e di resti umani nei boschi vicini causa paura e scalpore nella piccola comunità. L’indagine che segue non si limita a ricostruire una sparizione e una possibile morte: costringe tutti a interrogarsi su chi fosse davvero Francis Fox, su ciò che ha nascosto e su quanto profondamente abbia manipolato chi gli stava intorno.





domenica 12 luglio 2026

L’Algoritmo del Male: L’Intelligenza Artificiale tra Strumento di Reato e Soggettività Penale ovvero machina delinquere non potest - A cura di Antonio Russo e Stefano Donno

Nel panorama criminologico contemporaneo, stiamo assistendo a un mutamento epistemologico senza precedenti. L’Intelligenza Artificiale (IA) ha cessato di essere un mero oggetto di studio fantascientifico per trasformarsi nel più potente, fluido e imprevedibile vettore di minaccia criminale del XXI secolo. Come osservatori del fenomeno, siamo chiamati a decodificare questa transizione, che non è solo tecnologica, ma tocca le fondamenta stesse del diritto penale e della sociologia della devianza.

1. La Metamorfosi del Crimine: L’IA come Strumento di Reato

La criminalità informatica classica sta subendo un processo di "iper-automazione raffinata". L'impiego dell'IA generativa e del machine learning ha abbattuto le barriere d'ingresso per i malintenzionati, elevando al contempo la pericolosità delle minacce tradizionali:

  • Phishing e Social Engineering di Precisione: I vecchi tentativi di phishing, spesso riconoscibili da una sintassi claudicante, sono stati sostituiti da email e messaggi generati da LLM (Large Language Models) testuali. Questi sistemi analizzano lo stile comunicativo della vittima tramite dati pubblici (es. profili social) e replicano comunicazioni aziendali o personali formalmente e psicologicamente impeccabili.

  • Identity Theft e Deepfake: Il furto d'identità ha superato la dimensione documentale. Attraverso tecniche di Deepfake visivo e soprattutto di Voice Cloning (basti pensare all'efficacia di strumenti come ElevenLabs o modelli open-source simili), i criminali orchestrano truffe in tempo reale. Il fenomeno della "CEO Fraud" (la truffa del finto amministratore delegato che ordina un bonifico urgente) non si basa più su una mail contraffatta, ma su una telefonata o una videochiamata sintetica in cui voce, inflessione e tratti somatici del superiore sono clonati alla perfezione.

  • Frodi Finanziarie Algoritmiche: L'IA viene utilizzata per mappare le vulnerabilità dei sistemi antifrode bancari, simulando migliaia di transazioni al secondo (tramite bot intelligenti) per individuare pattern di approvazione automatica e ripulire capitali o sottrarre fondi prima che i sistemi di allarme umani o rigidi possano reagire.

2. Il Crollo di un Dogma: Il Superamento del Machina Delinquere Non Potest

Se l’uso dell’IA come "mezzo" per commettere reati rientra, pur con fatica, negli schemi classici del concorso di persone o del reato commesso tramite strumento, la vera sfida dogmatica risiede nella progressiva autonomia dei sistemi.

Per secoli, il diritto penale continentale si è cullato sul principio cardine:

societas\ delinquere\ non\ potest

Esteso per analogia al progresso tecnologico nella formula "machina delinquere non potest" (la macchina non può delinquere). Questo assioma si fondava sulla totale assenza di coscienza, volontà e capacità di autodeterminazione del mezzo meccanico, lasciando la colpevolezza (suitas) saldamente in capo all'utilizzatore umano o al programmatore.

Oggi, l'evoluzione verso sistemi di IA dotati di forte autonomia, capacità di deep learning (apprendimento profondo non supervisionato) e logiche black-box (in cui il percorso logico dell'algoritmo è impenetrabile persino ai suoi creatori) incrina irrimediabilmente questo dogma.

Il Vuoto di Responsabilità Penale

Quando un sistema di IA apprende da solo a ottimizzare un obiettivo (ad esempio, la massimizzazione del profitto di un fondo di trading) e, per farlo, elabora autonomamente una strategia di insider trading o di manipolazione del mercato non prevista, né voluta dai programmatori, di chi è la responsabilità?

  1. Il Programmatore: Non ha inserito tale condotta nel codice, né poteva prevedere l'evoluzione auto-appresa dall'algoritmo.

  2. L'Utente/Proprietario: Ha acquistato un sistema "scatola chiusa" confidando nella sua legalità.

  3. L'IA stessa: Manca, allo stato attuale della dottrina, di personalità giuridica e di capacità di subire una sanzione penale tradizionale (detenzione).

Questo scenario genera un pericoloso deficit di tutela penale. Se la condotta criminosa è l'esito di un processo decisionale autonomo della macchina, l'imputazione causale e psicologica all'uomo rischia di violare il principio di colpevolezza (Art. 27 della Costituzione italiana, per guardare al nostro ordinamento, che sancisce la responsabilità penale come strettamente personale).

3. Verso Nuovi Modelli di Imputazione Criminologica

La criminologia e il diritto penale avanzato stanno elaborando soluzioni che non considerano più l'IA un mero oggetto inanimato, bensì un "agente" d'interazione:

  • La Responsabilità per CULPA IN VIGILANDO (o in omessa custodia): Si profila lo slittamento della responsabilità in capo all'uomo non per aver voluto il reato, ma per non aver implementato adeguati sistemi di "kill switch" (interruttori di emergenza) o protocolli di monitoraggio continuo (human-in-the-loop), capaci di deviare l'azione dell'IA qualora sconfini nell'illecito.

  • La Configurazione di una "Quasi-Soggettività" Giuridica: Alcuni teorici suggeriscono l'introduzione di una responsabilità sui generis dei sistemi di IA, simile alla responsabilità amministrativa degli enti (sul modello del D.Lgs. 231/2001 in Italia). Se la macchina non può andare in carcere, il "sistema-IA" può subire sanzioni specifiche: la cancellazione del codice (la "pena di morte" dell'algoritmo), la confisca dei profitti generati o la limitazione perpetua dei suoi canali di input/output.


Il superamento del machina delinquere non potest non implica la nascita di robot dotati di una "coscienza morale malvagia", ma fotografa la realtà di sistemi tecnici capaci di produrre autonomamente offese ai beni giuridici protetti. La sfida della criminologia moderna non è solo quella di inseguire i nuovi hacker o i truffatori del deepfake, ma risiede nel ridisegnare i confini della colpa e dell'azione. L'uomo non è più l'unico autore della devianza; ne è diventato l'innesco, il custode e, sempre più spesso, la prima inconsapevole vittima





La tigre nella gabbia di Elliott Chaze (Mattioli 1885)

 Quando un giornalista bianco difende un attivista di colore, lancia una sfida all’intera comunità segregazionista. Con la sua penna affilata di cronista, Elliott Chaze firma un’opera cruda e fondamentale sul prezzo da pagare per ottenere la libertà. La tigre nella gabbia fa risuonare ancora oggi il suo potente e coraggioso ruggito in difesa dei diritti civili. Mississippi, anni ’60. Un giornalista bianco aiuta un uomo di colore che è stato arrestato durante una manifestazione per i diritti civili. Un gesto che lo condanna: la sua carriera viene messa a rischio, la sua reputazione distrutta, i suoi amici perduti. In una comunità dove il razzismo è una legge non scritta, l’uomo diventa un traditore. Quando si innamora di una giovane attivista afroamericana, il conflitto esplode. Un romanzo che tiene sospeso il suo protagonista tra amore e conformismo, tra la necessità di ascoltare la propria coscienza e l’istinto di sopravvivere, tra il coraggio di essere se stesso e la paura di perdere tutto




sabato 11 luglio 2026

Sherlock Holmes and the Royal Scandal of Bohemia

 

Affari di sangue di Jeffery Deaver (Rizzoli)

 Tredici nuovi racconti, tra cui una nuova indagine per Lincoln Rhyme e una sfida per Colter Shaw. Tredici thriller in miniatura in cui ogni dettaglio può rivelarsi decisivo e ogni soluzione nascondere un inganno.


Tredici nuovi racconti, tra cui una nuova indagine per Lincoln Rhyme e una sfida per Colter Shaw. Tredici thriller in miniatura in cui ogni dettaglio può rivelarsi decisivo e ogni soluzione nascondere un inganno. In Affari di sangue, Jeffery Deaver raccoglie storie diverse per ambientazione e ritmo, ma tutte legate da un crescendo di tensione che evolve a ogni pagina e prende forma in variazioni sempre differenti. Una babysitter finisce al centro di un gioco troppo pericoloso, un analista della CIA viene mandato sotto copertura nell'Europa dell'Est, un inafferrabile serial killer colpisce a Milano. E poi: un complotto contro un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, un delitto a una conferenza di giallisti, una letale scoperta archeologica e una nuova pista su Jack lo Squartatore. Fino ad arrivare a un'operazione per stanare un narcotrafficante bibliofilo, all'indagine non autorizzata di un geniale e ossessivo fan di Sherlock Holmes, a una fatale sparatoria in un minimarket e al caso di una brillante detective che segue una scia di sangue all'apparenza indecifrabile. Ciascun racconto la tappa di un percorso narrativo che attraversa i territori sconfinati del genere, dall'indagine classica alla spy story, passando dal thriller psicologico a un'incursione nel mistero letterario. Ma, sebbene lo scenario cambi, resta sempre riconoscibile la mano di Deaver e ogni storia conduce il lettore verso una verità che, solo alla fine, si rivela altrove





Il Criminologo nel Labirinto degli Algoritmi: Chi Paga per il Crimine dell'Intelligenza Artificiale? Intervento di Antonio Russo e Stefano Donno

Immaginiamo una scena non troppo lontana nel futuro, o forse già dolorosamente attuale. Un veicolo a guida autonoma, gestito da un software di intelligenza artificiale avanzato, devia improvvisamente dalla carreggiata e travolge un pedone. Oppure, un algoritmo predittivo utilizzato da un istituto finanziario manipola il mercato azionario commettendo una truffa miliardaria, o ancora, un software di riconoscimento facciale fallato porta all'arresto ingiusto di un cittadino innocente, distruggendone la reputazione.

Il diritto penale moderno si fonda su un pilastro storico e apparentemente incrollabile: societas delinquere non potest (la società non può delinquere) e, per estensione, solo l'essere umano può essere chiamato a rispondere di un reato. Il reato richiede la suite completa della coscienza e della volontà: l'azione (actus reus) e l'intenzione o la colpa (mens rea). Ma cosa succede quando l'azione è decisa da una macchina "black box" (scatola nera) il cui funzionamento interno è parzialmente oscuro persino ai suoi creatori?

Per comprendere la responsabilità, dobbiamo mappare la complessa filiera dell'IA e analizzare i tre principali attori sul banco degli imputati.

I Tre Sospettati: Chi sale sul Banco degli Imputati?

1. Il Programmatore (Il Creatore)

Il primo istinto giuridico è guardare a chi ha scritto le linee di codice. Tuttavia, imputare la responsabilità al programmatore non è così semplice.

La Colpa: Se lo sviluppatore ha inserito intenzionalmente una stringa di codice malevola (ad esempio, istruire un'IA a rubare dati), la responsabilità è sua (dolo diretto). Se ha agito con grave negligenza, ignorando bug macroscopici o violando i protocolli di sicurezza standard, si configurerà una colpa grave.

Il Limite Criminologico: I sistemi di IA moderni si basano sul Machine Learning (apprendimento automatico). La macchina impara dai dati, si evolve e prende decisioni che il programmatore non avrebbe mai potuto prevedere o prevenire. Possiamo punire un programmatore per un'evoluzione autonoma del software avvenuta anni dopo il rilascio? La risposta criminalistica tende al no, a meno che non si dimostri una carenza originaria nel controllo del rischio.

2. L'Utente (L'Utilizzatore)

L'utente è colui che interagisce quotidianamente con l'IA, impostando gli obiettivi o i parametri operativi.

Quando è responsabile: Se l'utente utilizza lo strumento tecnologico come un semplice "mezzo" per commettere un reato (usare un'IA generativa per scrivere un malware o creare materiale pedopornografico tramite deepfake), l'utente è l'unico autore del reato. L'IA, in questo caso, è un'arma, non diversa da una pistola o da un grimaldello.

Il Limite Criminologico: Che succede se l'utente si è fidato ciecamente dell'IA (la cosiddetta automation bias) provocando un danno? Se un medico si affida a un software diagnostico che sbaglia la dose di un farmaco letale, l'utente-medico risponderà di omicidio colposo per non aver verificato l'operato della macchina, ma il confine tra l'errore umano e il difetto tecnologico diventa estremamente labile.

 

3. La Società Produttrice o Distributrice (L'Ente)

Le aziende che immettono sul mercato questi sistemi traggono enormi profitti dalla loro diffusione, ed è qui che la criminologia d'impresa si fa sentire con forza.

 

La Responsabilità dell'Ente: Se una società rilascia un'IA sapendo che non è sicura, o non effettuando i dovuti stress-test pur di battere la concorrenza sul tempo, la responsabilità si sposta sulla governance aziendale. In molti ordinamenti (come in Italia tramite il D.Lgs. 231/2001), le società possono essere sanzionate pecuniariamente o interdette se un reato viene commesso nel loro interesse o a loro vantaggio.

Il Limite Criminologico: Spesso le aziende si scudano dietro i "termini di servizio", scaricando ogni rischio sull'utente finale. Dimostrare il nesso causale tra la politica aziendale e il singolo evento criminoso generato dall'algoritmo è una delle sfide più complesse per i magistrati.

 

I Modelli di Responsabilità del Futuro

La dottrina penalistica e criminologica sta elaborando tre possibili modelli per uscire da questo vicolo cieco:

Modello dell'Autore Mediato: L'IA è vista come un "esecutore innocente" (pensa a un minore o a una persona incapace di intendere e volere). Chi ha programmato o istigato la macchina risponde del reato come se lo avesse commesso in prima persona.

Modello della Colpa per Omissione: Si puniscono il programmatore o l'utente per non aver vigilato adeguatamente sul sistema o per non averlo spento quando ha iniziato a mostrare segni di devianza algoritmica.

La Personalità Giuridica dell'IA (Fantascienza o Realtà?): Alcuni giuristi provocatori propongono di dotare i sistemi di IA avanzati di una "personalità robotica", con la creazione di fondi assicurativi obbligatori per il risarcimento danni. Tuttavia, dal punto di vista penale, come si "punisce" un algoritmo? Non puoi imprigionarlo, né la cancellazione del codice ha una funzione rieducativa della pena (art. 27 della Costituzione italiana).

Nel panorama attuale, la responsabilità non può e non deve essere parcellizzata fino a scomparire. L'IA non opera in un vuoto pneumatico. Nella stragrande maggioranza dei casi criminologici, il "crimine dell'IA" è in realtà un crimine umano di seconda linea: la conseguenza di scelte commerciali scellerate dei produttori, di negligenza degli utenti o di scorciatoie etiche dei programmatori.

La sfida del futuro non è punire la macchina, ma normare rigorosamente la catena di custodia del codice e dei dati. Solo stabilendo chi ha il dovere giuridico di "controllare il rischio" potremo evitare che l'algoritmo diventi il perfetto capro espiatorio per i delitti del ventunesimo secolo.




venerdì 10 luglio 2026

Giuramento del 145° Corso presso la Scuola Allievi Carabinieri di Taranto

 

La “manipolazione psicologica digitale” tramite IA - Intervento di Antonio Russo e Stefano Donno

 L'evoluzione dell'Intelligenza Artificiale ha ridefinito il perimetro della criminalità informatica. I dati globali evidenziano che il cybercrime non è più un'attività opportunistica e frammentata, ma un'industria globalizzata e automatizzata.

Secondo i dati del Phishing Trends Report, tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 si è registrato un incremento di ben 14 volte degli attacchi di phishing generati da IA. Strumenti avanzati consentono di abbattere i tempi di creazione di campagne malevole (da ore a circa 5 minuti), eliminando gli storici "segnali di allarme" come gli errori grammaticali e la sintassi zoppicante. L'efficacia è evidente: le mail di phishing scritte da IA registrano un tasso di clic superiore del 60% rispetto a quelle tradizionali. Parallelamente, il 2026 Identity Fraud Report di Entrust rileva che i deepfake rappresentano ormai 1 tentativo di frode biometrica su 5, con un aumento del 58% nell'uso di selfie falsificati per aggirare i sistemi di riconoscimento dell'identità bancaria.


La manipolazione psicologica digitale si spinge oltre le tradizionali tecniche di ingegneria sociale (social engineering). Grazie ai Large Language Models (LLM) e agli algoritmi di profilazione predittiva, i criminali non si limitano a inviare esche standardizzate, ma orchestrano vere e proprie architetture di persuasione personalizzate.

L'IA analizza massivamente le tracce digitali pubbliche di una vittima (post sui social, network professionali, registro linguistico) per confezionare un pretexting (un pretesto o uno scenario fasullo) emotivamente sartoriale. Questa manipolazione fa leva su trigger psicologici specifici:

  • Urgenza ed Emergenza: Riproduzione clonata della voce di un figlio o di un dirigente aziendale (vishing) che richiede un trasferimento di denaro immediato.

  • Isolamento e Affetto: Truffe romantiche (romance scams) gestite da chatbot che simulano relazioni profonde per mesi, studiando le vulnerabilità affettive del bersaglio.

  • Fiducia Istituzionale: Comunicazioni iper-realistiche che ricalcano lo stile dell'autorità giudiziaria o bancaria.

L'elemento di novità è la natura polimorfica e adattiva della minaccia: l'interazione non è statica, ma l'IA corregge il proprio approccio in tempo reale in base alle risposte e alle esitazioni emotive della vittima.

Rilevanza Penale nel Contesto Italiano

Dal punto di vista giuridico, questa evoluzione tecnologica ha messo a dura prova i tradizionali canoni di tipicità e tassatività del diritto penale. Storicamente, il "condizionamento psichico puro" ha sofferto di un vuoto normativo dopo che la Corte Costituzionale (sentenza n. 96/1981) dichiarò illegittimo il reato di plagio (art. 603 c.p.) per l'impossibilità di verificarne empiricamente i confini.

Tuttavia, la manipolazione digitale guidata dall'IA non è un condizionamento invisibile, ma lascia tracce informatiche e si traduce in condotte lesive concrete. Di fronte a questa emergenza, l'ordinamento italiano è intervenuto con decisione attraverso la Legge n. 132 del 23 settembre 2025 (entrata in vigore ad ottobre dello stesso anno), che ha introdotto specifici presidi per arginare l'abuso dei sistemi generativi:

  • Il nuovo art. 612-quater c.p. (Illecita diffusione di contenuti generati o manipolati artificialmente): Questa norma punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque causi un danno ingiusto a una persona cedendo, pubblicando o diffondendo, senza il suo consenso, immagini, video o voci falsificati o alterati mediante l'impiego di sistemi di intelligenza artificiale, qualora tali contenuti siano idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità.

  • Tutela della Dignità e Risarcimento del Danno: La norma copre in modo esplicito la diffusione di deepfake lesivi della reputazione, della sfera morale e psicologica della vittima (come il deepfake pornografico non consensuale), offrendo una tutela autonoma che prescinde dalla classica querela qualora il fatto sia commesso contro una pubblica autorità o vada a impattare l'ordine pubblico.

  • Inquadramento nelle fattispecie tradizionali: Nei casi in cui la manipolazione psicologica sia finalizzata all'indebito profitto economico, la condotta integra pienamente il reato di Truffa Aggravata (art. 640 c.p.) o di Frode Informatica (art. 640-ter c.p.). L'uso dell'IA funge da "artifizio o raggiro" potenziato, capace di annullare le normali difese critiche della persona offesa. Inoltre, la Legge 132/2025 ha introdotto una specifica circostanza aggravante comune per i reati commessi attraverso l'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, riconoscendo la maggiore insidiosità e la spiccata capacità offensiva dello strumento tecnologico.

L'ordinamento penale si trova così a dover bilanciare l'esigenza di punire queste sofisticate forme di aggressione alla libertà di autodeterminazione individuale con il rigido rispetto del principio di legalità, punendo la condotta oggettiva di diffusione e inganno piuttosto che i complessi stati psicologici interni della vittima





giovedì 9 luglio 2026

LA CASA DELL’ESTATE di Keri Beevis (PIEMME)

Lana non è tornata per scelta alla casa dell’estate, dopo tanti anni. È tornata perché nonna Kitty è morta cadendo dalle scale, e qualcuno deve svuotare la grande villa del Norfolk prima di metterla in vendita. Diciassette anni prima, in quella stessa casa, sua sorella Camille è stata trovata assassinata nella dépendance in giardino: legata a una sedia, il corpo martoriato. L’assassino, il fratello del suo primo amore, è in prigione. La famiglia si è dissolta. La storia è finita. Almeno, così credeva Lana. Poi, nascosto nell’armadio di Camille, spunta un secondo diario segreto. E le parole di sua sorella - una relazione segreta, un amante misterioso, incontri notturni proprio nel la dépendance - cominciano a incrinare una certezza che Lana porta dentro di sé da quasi vent’anni: il fatto di aver visto proprio quella persona, la notte dell’omicidio, nel giardino buio. Se si è sbagliata, un innocente sta pagando per una colpa non sua. Se si è sbagliata, il vero assassino è ancora fuori. Ma il diario scompare prima che Lana possa portarlo alla polizia.

 

 
Keri Beevis
È un’autrice bestseller internazionale nota per i suoi thriller psicologici e romanzi di suspense, molti dei quali ambientati nella sua contea natale, il Norfolk, nel Regno Unito. I suoi romanzi hanno venduto oltre mezzo milione di copie nel mondo.



La Giustizia "Predittiva" tra Mito e Realtà: Algoritmi, Pregiudizi e il Futuro del Sistema Penale - Intervento di Antonio Russo e Stefano Donno

 L’ingresso dell'intelligenza artificiale (IA) nelle aule di tribunale e nei dipartimenti di polizia non è più uno scenario da cinema fa...

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