Tra sospetti e bugie, amori segreti e tradimenti inconfessabili, Marzio e i suoi “investigatori del martedì” dovranno risolvere un rompicapo elegante e feroce, un intrigo che sa di Dieci piccoli indiani.
Tra sospetti e bugie, amori segreti e tradimenti inconfessabili, Marzio e i suoi “investigatori del martedì” dovranno risolvere un rompicapo elegante e feroce, un intrigo che sa di Dieci piccoli indiani.
In un mattino di novembre, quando viene convocata nell'appartamento del suo celebre inquilino, la signora Hudson si aspetta una qualche incombenza domestica o tutt'al più l'ennesima lamentela. È perciò con comprensibile sgomento che si vede proporre un incarico tanto imbarazzante quanto rischioso. Abdul Hamid II, sultano di Turchia, si è rivolto a Sherlock Holmes in merito a una serie di misteriosi decessi che lo inducono a temere per l'incolumità propria e delle numerose mogli. Queste ultime, tredici per la precisione, vivono segregate in una zona del palazzo in cui nessun uomo eccetto lui è autorizzato a entrare. In una parola si tratta di un harem, al quale hanno accesso anche eunuchi, concubine e schiave. Ora, il grande investigatore risulta penalizzato da una caratteristica difficilmente modificabile se non a caro prezzo: è un uomo, impossibilitato a indagare sul posto. Gli serve dunque una persona, una donna, che agisca come suo tramite. E chi meglio di Martha Hudson, il cui acume e la cui determinazione sono già stati messi alla prova in casi precedenti, potrebbe visitare quel remoto serraglio presentandosi come una viaggiatrice europea affascinata dalle tradizioni esotiche dell'Oriente? Le si chiede, in breve, di fare la spia. Quale possa essere la sua risposta, all'idea di affrontare una straordinaria impresa in compagnia di Holmes e del dottor Watson, non c'è bisogno di dirlo
Una mattina di settembre del 1890, un geometra belga parte da Léopoldville, nello Stato indipendente del Congo, per dirigersi verso nord. Il suo nome è Pierre Claes e con l'aiuto delle stelle e di alcuni strumenti scientifici ha il compito di tracciare i confini settentrionali della colonia e risolvere così le cause di discordia e le dispute territoriali con i domini francesi. A bordo del Fiore di Bruges, un piroscafo della prima generazione, Pierre risale il fiume Congo. Al suo fianco alcuni lavoratori bantù e Xi Xiao, un maestro tatuatore cinese, ma soprattutto un boia specializzato nella sottile arte di vivisezionare gli esseri umani lasciandoli in vita il più a lungo possibile. Nella natura potente dell'Africa centrale, dove l'abisso della morte e la vertigine della vita si fondono in un connubio tanto terrificante quanto magnifico, Claes viene travolto dagli orrori del sistema coloniale e sopraffatto da una profonda malinconia, tanto da chiedere a Xi Xiao di usare la sua arte su di lui. Ma Xi Xiao, che ha sempre saputo leggere il futuro nelle ferite e nelle carezze del mondo, sa due cose: amerà Pierre Claes ed entrambi moriranno nello stesso momento…
Gennaio 1970. Il commissario Bordelli in aprile andrà in pensione, dopo quasi un quarto di secolo in Pubblica Sicurezza, e ancora non sa cosa aspettarsi, non riesce a immaginare come accoglierà questo totale cambiamento. Ma per adesso è in servizio, e il tempo per riflettere e farsi troppe domande non c'è: in una via del centro di Firenze avviene un omicidio brutale. Sarà proprio quel crimine odioso il suo ultimo caso? Ma soprattutto, riuscirà a risolverlo? Lui e il giovane Piras, che nel frattempo è diventato vice commissario, lavorano a stretto contatto, spinti come ogni volta dal senso di giustizia, ma in questa occasione anche dalla intollerabile inutilità di quell'omicidio. Passano i mesi, arriva la primavera, la data del pensionamento si avvicina. La relazione del commissario con la bella Eleonora sembra essere più solida. Non mancherà la cena a casa di Franco Bordelli, dove come d'abitudine ognuno racconterà una storia. ma una mattina il commissario riceve una telefonata dalla questura... un altro omicidio?
Uno dei migliori gialli dell'anno per il New York Times
Un palazzo di lusso nel cuore di New York. Un omicidio che nasconde segreti e contraddizioni di un intero paese. Un giallo che esce dai confini del giallo e che racconta l’America divisa dell’epoca di Trump.
«Cinico, divertente, affilato.» - Stephen King
«Intreccio geniale, ambientazione irresistibile e personaggi indimenticabili.» - John Grisham
«L'americano Chris Pavone costruisce un giallo che è in realtà un preciso affresco sociale del nostro presente. Con tutti i suoi lati oscuri.» - Giancarlo De Cataldo, Robinson
L’intelligenza artificiale e i Big Data stanno cambiando il modo in cui osserviamo la violenza di genere. Non sostituiscono le istituzioni, ma possono aiutare a individuare prima i segnali deboli, ricostruire pattern di rischio e rendere più tempestiva la protezione delle vittime.
La violenza di genere raramente esplode dal nulla. Spesso si manifesta attraverso micro-segnali distribuiti nel tempo: denunce pregresse, accessi ospedalieri, richieste di aiuto, episodi di stalking, escalation verbali, comportamenti digitali predatori. Proprio qui i sistemi di analisi dati possono offrire un vantaggio decisivo, perché sanno mettere in relazione informazioni che, lette separatamente, sembrano episodiche ma insieme raccontano un rischio concreto.istat+2
Il punto centrale non è “prevedere il crimine” in senso assoluto, ma leggere meglio il contesto. In criminologia questo significa passare da una logica reattiva a una logica preventiva, senza perdere di vista garanzie, proporzionalità e controllo umano.
Le fonti recenti mostrano un interesse crescente verso piattaforme digitali integrate, sistemi di valutazione del rischio e analisi automatizzate dei fascicoli. L’idea è semplice: creare ambienti informativi capaci di raccogliere denunce, dati sanitari, segnalazioni delle forze dell’ordine e informazioni dei centri antiviolenza, così da intercettare pattern di recidiva e situazioni ad alta criticità.
La forza dei Big Data, in questo campo, non sta solo nella quantità di informazioni, ma nella loro standardizzazione. Senza criteri comuni di raccolta, i dati restano frammentati e poco utili; con una struttura coerente, invece, diventano una base solida per la prevenzione, la valutazione del rischio e l’intervento precoce.
L’IA può intervenire su più livelli. Può supportare la classificazione dei casi, evidenziare ricorrenze nei comportamenti, monitorare segnali di escalation nei social media, aiutare l’analisi delle prove digitali e velocizzare la gestione dei procedimenti. In questo senso, il suo valore è operativo prima ancora che “visionario”.
Ma c’è anche un’altra faccia della questione: l’IA è uno strumento ambivalente. Le stesse tecnologie che rafforzano la prevenzione possono essere sfruttate dalla criminalità organizzata per manipolare, tracciare, intimidire o automatizzare nuove forme di abuso. È per questo che ogni progetto serio di contrasto deve includere etica, supervisione e responsabilità istituzionale.
Il rischio più grande è trasformare l’algoritmo in un sostituto del giudizio umano. Nei casi di violenza di genere, l’errore non è neutrale: una sottovalutazione può lasciare la vittima esposta, una sovrastima può generare procedure eccessive o distorsioni. Serve quindi un modello ibrido, in cui l’analisi automatizzata supporti il lavoro di magistratura, forze dell’ordine e operatori sociali, senza mai annullarlo.
Un altro nodo riguarda la qualità dei dati. Se le denunce non sono uniformi, se i database non dialogano tra loro e se le informazioni arrivano tarde o in modo disomogeneo, l’IA produce solo una sofisticazione dell’errore. Per questo la standardizzazione resta la prima vera riforma da fare.
Il futuro della prevenzione passa da un uso rigoroso dei dati, non da una delega cieca alla macchina. Big Data, machine learning, sentiment analysis e strumenti di digital forensics possono contribuire a “cacciare i segnali invisibili”, ma solo se inseriti in una filiera istituzionale chiara, controllabile e orientata alla tutela della persona.
In altre parole, l’obiettivo non è costruire una sorveglianza totale. L’obiettivo è riconoscere prima i segnali del rischio, intervenire meglio e proteggere con maggiore efficacia chi è più esposto alla violenza. Ed è qui che l’innovazione tecnologica, se ben governata, può diventare davvero uno strumento di giustizia
La violenza di genere, nelle sue manifestazioni più estreme come il femminicidio, rappresenta una delle sfide più drammatiche della nostra epoca. La criminologia accademica moderna si trova oggi di fronte a una svolta epocale: superare la logica meramente repressiva e post-delittuosa per abbracciare modelli di intervento predittivo. In questo contesto, l'Intelligenza Artificiale smette di essere un semplice strumento tecnologico e si trasforma in un paradigma scientifico cruciale per la prevenzione e la tutela della vita umana.
Tra sospetti e bugie, amori segreti e tradimenti inconfessabili, Marzio e i suoi “investigatori del martedì” dovranno risolvere un rompica...