Tutte le norme sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, accompagnate da un utilissmo commento giurisprudenziale. Edizione aggiornata con le nuove norme sul femminicidio (L. 2 dicembre 2025, n. 181).
Tutte le norme sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, accompagnate da un utilissmo commento giurisprudenziale. Edizione aggiornata con le nuove norme sul femminicidio (L. 2 dicembre 2025, n. 181).
Lo speciale analizza la nuova legge sul femminicidio - legge 2 dicembre 2025 n. 181, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 2 dicembre 2025, n. 280 - che entrerà in vigore il 17 dicembre 2025. Questi i principali temi trattati: * Il delitto di femminicidio * Contrasto alla violenza contro le donne e tutela delle vittime * Le aggravanti di discriminazione sessuale * Modifiche al delitto di maltrattamenti * Incremento dei diritti della persona offesa * Modifiche al codice di procedura penale * Tutela degli orfani di femminicidio * Modifiche all'ordinamento penitenziario In fondo al testo sono presenti due tabelle che riportano i delitti “codice rosso” richiamati in singole disposizioni. La prima tabella è riassuntiva delle disposizioni dell'ordinamento penitenziario e delle misure di prevenzione. La seconda tabella è riassuntiva delle principali disposizioni che nel c.p.p. e nel c.p. richiamano i delitti codice rosso. Completano il fascicolo le tavole con testo previgente e vigente a fronte dove sono state evidenziate in grassetto le modifiche apportate dalla nuova legge
Un reportage lungo tre anni che racconta, attraverso le parole di chi sopravvive al femminicidio, gli esiti drammatici della violenza di genere. A vivere le conseguenze del femminicidio sono madri, padri, sorelle, fratelli, figlie e figli. A loro restano i giorni del dopo, le spese legali, le umiliazioni nei tribunali, le accuse mediatiche del «se l'è cercata». Sempre più familiari intraprendono battaglie quotidiane: c'è chi scrive libri, organizza incontri nelle scuole, lancia petizioni, raccoglie fondi. Il tutto con l'intento di dimostrare che il femminicidio è un fenomeno con radici culturali e sociali profonde, attecchite su un senso di proprietà e di dominio degli uomini sulle donne ancora molto diffuso
Negli ultimi anni, i crimini violenti commessi da e contro giovani hanno attirato sempre più l'attenzione. Il femminicidio, tipicamente associato a dinamiche di violenza domestica tra adulti, sta emergendo anche tra gli adolescenti. L'omicidio di Michelle Causo ha sconvolto la comunità romana e ha scatenato un acceso dibattito sui crimini commessi da giovani contro le loro coetanee. Michelle, appena diciassettenne, stata brutalmente uccisa con ventitré coltellate da un altro adolescente. Il volume parte da questo evento tragico per esplorare un fenomeno complesso e doloroso come il femminicidio giovanile e analizzare i motivi dietro questi crimini, le conseguenze e come la società può rispondere e prevenire tali atti. Con i contributi di: Claudia Di Brigida, Cecilia D'Elia, Stefania Ascari, Cristina Bonucchi, Rosaria Romano, Katia Pacelli, Gabriella Salvatore, Cristina Sartori, Mauro Valentini. Prefazione di Dacia Maraini
"Maria Elisabeth una figlia di femminicidio" di Letizia Varano narra la sconvolgente storia di Maria Elisabeth, che a soli sei anni, insieme ai fratelli Enzo e Carmine di otto e dieci anni, assiste all'omicidio della madre Anja, vittima della violenza del marito. Questo atto brutale diventa una cicatrice indelebile, che segna la vita di Maria Elisabeth e la spinge a trasformare il suo dolore in un messaggio di forza e speranza. Il libro offre una prospettiva unica: è la prima volta che la violenza di genere viene raccontata dal punto di vista di una figlia, vittima indiretta di un femminicidio. Attraverso questa storia, Letizia Varano esplora il potere della memoria e della resilienza, invitando il lettore a riflettere profondamente sulla capacità di rinascita anche oltre il trauma.
Da Garlasco a Giulia Cecchettin, da Yara Gambirasio a Saman Abbas: i femminicidi che hanno sconvolto il Paese. I femminicidi sono una delle emergenze sociali più drammatiche e costanti dell'Italia odierna. Ogni settimana nuovi casi scuotono l'opinione pubblica: storie di donne uccise da chi diceva di amarle, mariti, ex compagni, pretendenti o famigliari. In questo libro Bruno De Stefano ripercorre un centinaio tra i delitti più sconvolgenti degli ultimi anni, analizzandoli con uno sguardo critico per fare luce non solo sulle zone d'ombra di indagini e processi, ma anche sulle radici culturali di un fenomeno così allarmante. I femminicidi di cui sono state vittime Yara Gambirasio, Chiara Poggi, Giulia Tramontano, Giulia Cecchettin e troppe altre donne vanno oltre la cronaca nera: offrono uno sguardo nell'abisso più oscuro della società italiana e dei suoi retaggi patriarcali. Ricordare le loro storie e interrogarsi sulle cause profonde della violenza sulle donne è il primo, necessario passo per fare in modo che non accada mai più
Roma, 7 agosto 1990. In un pomeriggio di fuoco, all'interno degli uffici di via Carlo Poma 2, la vita di Simonetta Cesaroni viene spezzata da ventinove colpi d'arma bianca. Da quel momento ha inizio uno dei gialli più complessi, dolorosi e mediatici della storia italiana: un caso contrassegnato da lacune insanabili, piste fallimentari e una desolante confusione investigativa che per trentasei anni ha allontanato la parola «giustizia». Dopo processi clamorosi, condanne ribaltate e definitive assoluzioni la famiglia Cesaroni sceglie di non arrendersi al silenzio. Attraverso il ritrovamento di documenti inediti questo libro ripercorre le ombre di quel palazzo, le omissioni del passato e le incredibili discrepanze nei racconti di chi, quel giorno, si muoveva intorno alla scena del crimine. Oggi, grazie alle nuove e sensibilissime tecnologie della scienza forense, le tracce del DNA parlano una lingua diversa. In nome della verità non è solo il resoconto dettagliato di un'indagine autonoma e coraggiosa, ma un grido d'appello e un atto d'amore per Simonetta. Perché il tempo non deve essere un alleato dell'oblio, ma un'arma per liberare le coscienze di chi sa e non ha ancora parlato. Prefazione di Federica Mondani
A Oxford, durante le prove di un’opera teatrale, la giovane attrice Yseut Haskell viene trovata morta nel suo camerino, colpita alla testa. Tra rivalità artistiche, gelosie e passioni nascoste, il professore di Lettere e detective dilettante Gervase Fen si trova così a indagare in un ambiente colto e claustrofobico, dove tutti hanno motivo di uccidere. Con il suo stile anticonvenzionale e brillante, Crispin costruisce e districa un intricato gioco di alibi, identità e inganni, fino a una soluzione sorprendente. Dopo il successo di Il negozio fantasma, torna una serie di culto del giallo inglese capace di unire tradizione alla Agatha Christie a un’ironia modernissima.
«Sono figlio di nessuno, orfano di femminicidio. Ripudiato dal padre, che uscito di prigione mai è venuto a cercarmi, benché avrei dovuto essere io a odiarlo. Ancora oggi non ho risposte per spiegare ciò che è accaduto. Mi resta una certezza: non voglio avere lottato una vita intera e morire per niente.»
«Nonostante le battaglie condotte, il patriarcato incide ancora nella nostra cultura e le storie di femminicidio infatti continuano a riempire le pagine della nostra cronaca. Per questo la forza del no è il mio baluardo.» - Francesca Barra
Dieci casi di cronaca nera tra i più sconvolgenti degli ultimi anni. Una criminologa e una giornalista da sempre in prima linea contro la violenza sulle donne. Un'analisi lucida e necessaria degli stereotipi di genere che hanno provocato queste tragedie annunciate, per sconfiggerli una volta per tutte.
I maschi sono intelligenti, le femmine sono utili. I maschi sono "progettati" per comandare, le femmine per accudire. Gli uomini devono provvedere economicamente alla famiglia e realizzarsi nel lavoro, le donne devono stare a casa. Questi sono solo alcuni degli stereotipi di genere più comuni che ancora permeano la nostra cultura. Pensate che siano in gran parte retaggi di un passato ormai superato? Questo libro ci dice che non è affatto così. Gli stereotipi di genere sono tra noi, ogni giorno. E no, non sono affatto "innocui", come molti sembrano considerarli. Attraverso la ricostruzione di dieci casi di femminicidio tra i più sconvolgenti degli ultimi anni, Roberta Bruzzone ed Emanuela Valente analizzano i principali preconcetti culturali e sociali che hanno operato in queste vicende inconcepibili, eppure reali. Stereotipi, pregiudizi e tabù a cui hanno obbedito un po' tutti: le vittime, gli assassini, l'opinione pubblica e perfino i media che ne hanno parlato. Il quadro che ne emerge non è consolatorio: le idee sessiste sono ancora molto radicate, in ognuno di noi, senza distinzioni di condizione economica e culturale. Lungi dal voler giudicare, ma con lucidità e senza fare sconti a nessuno, Favole da incubo intende aiutarci a prendere coscienza di quelle voci che parlano dentro di noi, spingendoci ancora, nostro malgrado, a fare distinzioni di genere nella vita di ogni giorno. Perché la presa di coscienza è il primo, necessario passo per cominciare a scardinare questi schemi mentali e fare in modo che crimini tanto orribili non trovino più un terreno in cui mettere radici, crescere e riprodursi. Intervenire in tempo per fermare l'escalation è possibile, e soprattutto è possibile innescare quel profondo cambiamento culturale che può mettere fine una volta per tutte alla violenza sulle donne
Le tristi cronache attuali, ormai purtroppo quasi quotidiane, hanno imposto l'emergere di una parola che prima non eravamo soliti sentire: femminicidio. In effetti è una parola recente, eppure ha una storia antica. Il copione è sempre lo stesso, c'è una donna, c'è il suo corpo, c'è il desiderio di possederlo al di là della sua volontà; e poi ci sono, in diverse varianti, aggressione, tentativi di violenza e uccisione. Ma com'è possibile che tutto ciò sia diventato una componente centrale del nostro immaginario, una cosa ovvia, una legge non scritta, un passaggio obbligato di libri, opere d'arte, film? Ivan Jablonka ci mostra come si è andata consolidando, dalla Bibbia alle serie tv che guardiamo ogni sera su Netflix, l'ideologia «ginocidaria» del dominio maschile. Nel 2020, nel mondo, 47000 donne sono state uccise da un partner o da un membro della famiglia, vale a dire una ogni undici minuti. Il femminicidio non è solo un crimine patriarcale che insanguina le nostre società da millenni, ma anche uno sguardo, una modalità di pensiero ormai profondamente radicata in noi. L'assassinio a sfondo sessuale è una delle ossessioni che ci portiamo piú sepolte nel profondo, anche se con una certa ambiguità: sappiamo che è un atto odioso, eppure siamo culturalmente assuefatti. Ma come siamo arrivati a questo punto? Ivan Jablonka affronta l'oscura genealogia delle varie forme di messa in scena della violenza contro le donne, facendoci entrare nelle strutture simboliche e sociali che tengono in piedi la cultura del femminicidio. Se infatti adesso i delitti misogini, almeno nella gran parte delle persone, suscitano orrore, sono però assai diffusi in svariate forme artistiche e narrative, godendo di una certa benevolenza critica e intellettuale: mitologia, poesia, disegno, pittura, giornalismo, varietà, cinema, pubblicità, moda, canzone popolare. Da Gezabele ai film horror degli anni Settanta, dai martiri medievali ai numeri di magia dei prestigiatori tra Otto e Novecento sempre pronti a segare in due la loro avvenente assistente, dal mito greco alle hit pop che canticchiamo senza pensarci: una sovrastruttura culturale vastissima e diffusa capillarmente, che giustifica il femminicidio in tutte le sue piú svariate rappresentazioni, e attraverso la quale le società hanno nel corso dei secoli legittimato il dominio degli uomini sulle donne
«Karin Slaughter si conferma unica nell’indagare il lato più oscuro della vita.» - Publishers Weekly
«Personaggi, trama e ritmo: semplicemente impareggiabile.» - Michael Connelly
«Ogni svolta nel percorso verso la verità è avvincente.» - Kirkus Reviews
«I segreti che nascondiamo conferma l'indiscussa supremazia di Karin Slaughter.» - Financial Times
«Nessuno bilancia tensione e cuore come Karin Slaughter. I suoi romanzi ti afferrano dalla prima riga e non ti mollano più.» - Freida McFadden
L'ispettore John Rebus ha passato la vita a mettere i criminali dietro le sbarre. Ora è uno di loro.
«Una storia che incatena e incuriosisce. Un connubio vivido di passione, mestiere e fuoco.» - Corriere della Sera – La Lettura
«Intrighi, arte, sangue. La Venezia di Strukul.» - Corriere del Veneto
«Un dinamico romanzo intriso di congiure e battaglie.» - Il Mattino di Padova
Dietro il celestiale volto di una Madonna può nascondersi la mano di un pittore assassino o di uno stupratore? Autori che con i loro crimini hanno macchiato l’arte, ma le cui vicende nulla hanno tolto alla loro grandezza. Non c’è solo Caravaggio a tingere le sue tele e la sua vita di sangue. O Cellini, condannato per efferati omicidi. In questo libro finiscono anche le vittime: la monaca rapita dall’artista frate Lippi e Artemisia Gentileschi, violentata da Agostino Tassi. C’è chi è schiavo delle passioni, come Raffaello, da morire, secondo i biografi, per troppo sesso. Chi è preda dei propri deliri: Borromini si trafigge con la spada; Bernini, per gelosia, fa sfregiare l’amante; Van Gogh si taglia un orecchio; Munch trasforma le sue allucinazioni nell’Urlo; Modigliani muore ubriaco e la compagna incinta si getta dalla finestra; Pollock, devastato dall’alcol, si schianta con l’auto. In ogni capitolo di Arte criminale si entra nell’anima nera dei personaggi, con immagini che sottolineano il contrasto tra genio e sregolatezza. Vite borderline di artisti che realizzano opere sublimi e macchiano spesso le loro esistenze di rosso sangue
Magistrato fino al 2022 e padre nobile della crime fiction italiana, De Cataldo scrive le sue pagine più attese, ribaltando la simenoniana Lettera al mio giudice nella dolorosa confessione di chi esercita quello che è considerato il più controverso, discusso e odiato dei poteri costituzionali. Il problema non è più quello di trovare le prove, come pensava Pasolini, e nemmeno i nomi. Le une e gli altri, noi italiani, li conosciamo, almeno dai tempi di Montesi. Il problema è semmai: che uso abbiamo fatto, in tutti questi anni, di quelle prove e di quei nomi?
Tutte le norme sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, accompagnate da un utilissmo commento giurisprudenziale. Edizione a...