All'università la chiamano "acchiappafantasmi", ma Nash Elizondo, psicologa forense, è una cercatrice di leggende. E in quella fine febbraio del 2020, poco prima dell'esplosione della pandemia di Covid-19, è appena scesa nella voragine di Legarrea, nelle valli tranquille della Navarra, per documentare le origini di un mito popolare, ancora ben radicato nella regione, che racconta di stregoneria e morti violente. Ma lì sotto, tra calcinacci, lana di pecora e un materasso, eccola imbattersi nel corpo senza vita di una diciottenne scomparsa nella zona tre anni prima: Andrea Dancur, il cui caso aveva scosso la Spagna intera e si era concluso con una condanna per omicidio. L'analisi del luogo del ritrovamento apre però una serie di nuove piste, che Nash decide di seguire in prima persona. Comincia così a scavare proprio a un passo dal canto del fiume Baztán, in un mondo rurale impregnato di silenzi ostinati e pericolosi e, grazie alle armi discrete ma incisive della sua scienza, si troverà a incontrare, domandare, e comprendere come solo lei sa fare i meccanismi che guidavano e ancora guidano i comportamenti spesso strani degli abitanti di quella piccola comunità. Emergerà allora una rete di segreti familiari e relazioni tumultuose che rimandano a più di una persona, ognuna delle quali potrebbe essere l'assassino di Andrea, poiché tutte, in un modo o nell'altro, sembrano avere un movente.
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