domenica 15 febbraio 2026

Buonvino e l'omicidio dei ragazzi di Walter Veltroni (Marsilio)

 In un’indagine che spazia dal cuore di Roma a Centocelle e il cui centro non sarà in un luogo geografico, ma in un luogo digitale, un universo di fotografie, messaggi e commenti, Walter Veltroni, muovendosi tra comicità e tragedia, ci accompagna nella solitudine di una generazione: i ragazzi che muoiono.

«Che strano, pensa, fino a quel momento non aveva visto passare nessuno. Può darsi che siano entrati dall’altra parte, dal piazzale della Galleria Borghese. Ma è molto presto, troppo presto. Fa qualche passo per conquistare una migliore visuale ma non scorge nulla, tutto sembra deserto. E ora anche le voci non si sentono più: erano di ragazzi e ragazze, sembravano divertite. O forse no, sembravano impaurite.»


La nuova indagine di Buonvino, al commissariato di Villa Borghese, comincia con un suono misterioso. Buonvino, mentre con i suoi festeggia il ritorno di Ivano, il barista, al suo chiosco, sente qualcosa che lo inquieta, potrebbe essere una risata, un pianto, potrebbe essere anche un grido d’aiuto. È mattina presto, è sabato, Villa Borghese ha appena aperto i battenti, il commissario manda i suoi a controllare, ma non trovano niente. Eppure, la memoria di quel suono non svanisce. Così, quando la domenica all’alba lo chiamano perché hanno trovato una ragazza, giovane, giovanissima, sedici o forse diciassette anni, impiccata all’orologio ad acqua del Pincio, il commissario sa, con l’intuito che lo contraddistingue, che quel grido, riso o pianto, è stato una premonizione. Buonvino non ha avuto figli e, davanti al corpo della ragazza, capisce che i figli sono di tutta la società e che gli assassini dei figli vanno trovati





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